Ahoi: arrivederci al mio coinquilino

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Ieri, in previsione della mia partenza per il Portogallo, ho detto “Ahoi” (addio) al mio coinquilino. L’ho abbracciato stretto e gli ho detto di prendersi cura di sé. Mi sono raccomandata che mangiasse qualcosa di diverso da pizze surgelate e toast ogni tanto. L’ho persino implorato di rispondere ai miei messaggi.

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“Ahoi” all’italo-tedesca

La sera prima ci siamo concessi l’ultima cena insieme e ce la siamo goduti sul balcone. Un’ahoi in grande stile, insomma. Pizza surgelata, come piace a lui, e una bottiglia di vino bianco toscano, come piace a me. Per farlo contento, ho persino pucciato una crosta di pizza nella maionese come fa sempre lui, prima di assaggiarla e decretare che no, non è poi così male.
Abbiamo chiacchierato, parlato di Italia, progetti, idee per il futuro, persino di politica. In quelle due ore, un po’ come una mamma forse, ho realizzato che è cresciuto, in questi due anni. Che nonostante sia un po’ inaffidabile e a volte dimentichi le cose importanti, è un ragazzo d’oro. Quello spilungone un po’ buffo che, come me, girava per casa in mutande e ascoltava musica alle ore più improbabili. Che ha ceduto alle mie manie del riordino e ha sistemato la cantina con me, nonostante fuori ci fossero almeno trenta gradi. Una giraffa un po’ goffa ma dal cuore d’oro che adoro come solo una mamma/sorella maggiore fa.

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Amicizie che durano nonostante le distanze

Sono queste le persone che ci rimangono nel cuore. Le amicizie che durano. Gli abbracci che, nonostante gli anni la distanza le cose della vita, ci fanno sentire a casa. Mi guardo attorno, cercando di non cedere al panico di fronte a montagne di cose da sistemare, e guardo questi muri che a poco a poco si fanno vuoti. Il fatto mi abbiano riempito il cuore, forse, non trasparirà più una volta stuccato tutto e ridato il bianco. Il fatto questo posto, queste mura, le mille persone che ho incontrato, ognuna a modo proprio, mi abbiano salvato la vita non traspare dallo scheletro nudo della stanza che una volta mi aveva accolto. Ma è qualcosa che porto dentro e che, ne sono certa, non mi lascerà mai. A tutte queste emozioni dico: “Ahoi”.
Sono tante le cose che, davvero!, dovremmo lasciare andare. Le nostre paure, quelle che gli altri proiettano su di noi, i rancori stupidi che non ci fanno andare avanti, i rimorsi che ci impediscono di essere la versione migliore di noi stessi. La gratitudine per quello che è stato no, quella non lasciamola andare. Impediamole di sfuggirci tra le dita come sabbia troppo fine. Ricordiamocene sempre, imprimiamocela sulla pelle se necessario ma no: non dimentichiamocene mai.
Non lasciamo morire i sorrisi nati in quelle stanze, gli attimi di complicità creati a volte per caso, le serate improvvisate ma piene di magia. Creiamone di nuovi, a distanza se necessario, non lasciamoli andare. Facciamo di ogni “Ahoi” un arrivederci e non dimentichiamocene: anche la distanza più grande, spesso, può essere colmata da un sorriso.
Grazie, Yannick.

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