Arrivederci e grazie, Berlino

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Un paio di giorni fa sono andata a Berlino, per dire “Arrivederci” ad un’amica prima della grande partenza.
Una giornata (e mezza) partita bene, proseguita discutibilmente e finita bene. Insomma: non posso lamentarmi.
Una giornata (e mezza) che mi ha fatto sorridere delle coincidenze-non-coincidenze, dell’ironia delle cose e della cover peggiore che mai abbia ascoltato di una canzone che, invece, adoro.

Ultime ore a Berlino

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Intenzionata a dire “arrivederci” come si deve ad una delle mie città preferite, sono partita con l’intenzione di fotografare la cupola del Reichstag e l’interno. Per precauzione,avevo persino prenotato la visita. Purtroppo, a causa di un guasto dell’autobus, sono arrivata con dieci minuti di ritardo ergo: nada. Nada che si è trasformato in una mini-passeggiata per il Tiergarten e in una pausa all’ombra con un libro in mano e, subito dopo, un caffè ghiacchiato.
Dopo cena, siamo finite davanti all’isola dei Musei, sedute su una panchina a chiacchierare e ridacchiare della cover di cui sopra. Ci siamo dette “arrivederci” avvolte dalle luci calde delle lanterne disseminate un po’ ovunque e, credetemi, sembrava un villaggio delle fate. L’Isola dei musei, peraltro, è il primo posto  della città che ho visitato. Sono passati ormai dieci anni da quando approdai a Berlino con la migliore amica di sempre, decisa ad esplorarne ogni angolo. A ben pensarci, l’Insel racchiude tutto quello che amo: l’arte, i paesaggi mozzafiato, la maestosità spesso involontaria di colonne e architravi. A questo si unisce il chiacchiericcio dei turisti che, per qualche bizzarra ragiona, diventa immediatamente rumore bianco.
Ha piovuto, quella sera. Ad essere onesti, sembrava dovesse scendere pure il Creatore. Sapete, mi piace pensare fosse la doccia rigeneratrice della quale ho bisogno, prima di questo ennesimo salto.
Il giorno dopo ci sono tornata, all’isola dei Musei. Ho approfittato del tempo che mi separava dal mio ritorno in autobus e mi sono messa a fotografare statue e angoli di quel piccolo frammento di mondo che ricollego alle mie memorie più belle. Per dire “arrivederci” alla città, poi, sono entrata in uno di quei musei e, tra una foto e l’altra, mi sono immersa in un grazioso paradiso fatto di statue etrusche, vasi greci e imperatori romani.
Ho detto “arrivederci”, ho detto “a presto” e, soprattutto, ho detto “grazie”.

È arrivato il momento di dire “Grazie”

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Grazie a Berlino per avermi fatto credere nei miei sogni, per avermi incantata, fatta sorridere, ammaliata a più riprese, regalato emozioni, deliziato con concerti, stupito con la sua bellezza piena di contraddizioni.
Danke schön a te (perché so che stai leggendo Fräulein) perché di tutte le persone che avrei potuto incontrare anni fa, appena trasferita, sei la migliore che mi potesse capitare.
Thank you perché sei un’amica speciale.
Merci perché credi in me anche se abbiamo modi di vedere le cose completamente diversi.
Gracias perché mi spingi, sempre, ad essere una persona migliore.
Obrigada perché mi ispiri continuamente, pure quando ti esibisci in una pirouette un po’ storta.
Grazie grazie grazie. A volte mi mancano le parole per esprimere davvero quanto, semplicemente, incondizionatamente, a volte stupidamente ti adori.
Grazie, Nase, e arrivederci.
 
What if the best is yet to come,
And this was only the first part run?
[E se il meglio deve ancora venire
E questa è solo la prima parte della corsa?]

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