Di nodi e pettini

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Per chi si fosse perso le mie tragicomiche avventure dal medico di base (ne trovate il resoconto QUI), una piccola premessa: due mesi fa mi hanno diagnosticato un’infiammazione ai tendini della mano destra. Morale della favola: vedo le stelle ogni volta che afferro cose, muovo troppo velocemente il polso, dormo su un lato o, banalmente, digito qualche parola di troppo alla tastiera.
Qualche giorno fa ho iniziato un ciclo di fisioterapia, in modo che il problema si risolva una volta per tutte. Tra una chiacchiera e l’altra, ho scoperto che l’infiammazione è causata da un irrigidimento innaturale delle spalle conseguente a una frattura vecchia di cinque anni. Due volte  a settimana, adesso, trascorro una mezz’oretta stesa su un lettino, a faccia in giù, mentre la fisioterapista tenta di sbloccare tutta una serie di “nodi” che partono dalle spalle per arrivare sino all’avambraccio, compromettendo la mobilità del polso.
Mentre tentavo di gemere in maniera discreta (spoiler alert: fa male), mi sono ritrovata a pensare all’incredibile ironia della vita. 
Ho riflettuto sul fatto che certi nodi, spesso, passano inosservati e si fanno sentire solo quando il danno è già fatto e porvi rimedio richiede più tempo, sacrifici, impegno, dolore. Sono nodi che partono dal basso, dalle radici e che, a modo loro, crescono anche un po’ con noi. Sono le abitudini, spesso sbagliate, del “ma è sempre stato così” o del “ma chi me lo fa fare, di cambiare?”. Sono tutte le volte in cui ci siamo convinti che, in fondo, ci andasse bene così.
Arrivare alla radice di questo dolore, mettersi d’impegno per sciogliere quei nodi ormai quasi calcificati, è faticoso, spesso fa male e richiede tanto tanto impegno. Ciononostante, se ci pensiamo bene, ne vale la pena. Vale la pena di sciogliere tutti quei nodi, metaforici e non, che ci bloccano e ci impediscono di muoverci liberamente nello spazio e nel tempo che ci è concesso. È impegnativo, credetemi, ma i piccoli progressi che vedrete giorno dopo giorno vi ripagheranno di ogni fatica e di ogni goccia di sudore. E come spesso accade, una volta privi di tutti questi piccoli e grandi nodi, vi chiederete perché avete aspettato così tanto tempo, prima di decidervi a mettervi sotto e liberarvene. Good news is: “non è mai troppo tardi. Proprio mai.” 
Let it hurt. Let it bleed. Let it heal. Then let it go. ~ Nikita Gill
[Lascia che faccia male. Lascia che sanguini. Lascia che guarisca. Poi lascialo andare]

(a proposito di lasciar andare: a breve un post sulla fantastica borsa del Lasa andé, idea dell’altrettanto fantastica Federica di Not only Barcelona. Stay tuned!)

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