Donne che emigrano all’estero: una recensione

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Parlare di espatrio e non nominare “Donne che emigrano all’estero. Storie di italiane nel mondo” è come parlare del Portogallo e dimenticarsi dell’azulejo. Significa mettere da parte una testimonianza sul tema delle expat italiane che andrebbe, invece, diffusa quanto più possibile.

Donne che emigrano all’estero: una (breve) sinossi

Riassumere in poche righe il contenuto di questo libro è un’impresa impossibile, credetemi. Trentaquattro donne italiane espatriate all’estero ci raccontano della loro nuova vita. La realtà della quale ci parlano è spesso molto differente dalla nostra ma la vicinanza che proviamo mentre leggiamo è innegabile. Sono sorelle, amiche, cugine, colleghe che ci regalano un pezzetto della loro realtà. Dalle collini verdi dell’Irlanda sino al panorama sempre diverso di Berlino passando per le strade di Bombay, davvero, quello che ne risulta è un caleidoscopio di emozioni, odori e sapori spesso inaspettati. 

A parlare sono donne incredibili, differenti per età, occupazione e aspirazioni. Ci sono le ragazze giovanissime, partite alla ricerca di uno scopo oppure inseguendo un sogno. A scrivere sono anche mamme full time che cercano di conciliare la dimensione di espatriata e quella di neo-genitore. E che dire delle donne in carriera? Rimboccandosi le maniche, hanno raggiunto obiettivi che in Italia non avrebbero nemmeno preso in considerazione. Ne risulta un racconto corale eterogeneo e accattivante, in grado di catturare anche il lettore più scettico. Provare per credere!

Consigli letterari

Ci sono un sacco di racconti che mi sono rimasti nel cuore, per un motivo o per l’altro. Sceglierne solo uno, credetemi, mi sarebbe proprio impossibile. Per questo ho deciso di nominare cinque storie contenute in “Donne che emigrano all’estero”, sperando vi emozionino proprio come hanno emozionato me.

  • Berlin Deutschland, di Claudia Sideri “La Snob” – Chiunque bazzichi i blog a tema espatrio conosce Claudia La Snob. Io per prima ne ho letto con piacere numerosi articoli prima che la pagina smettesse di essere aggiornata. Ritrovare la sua pena irriverente, spesso un po’ cinica ma appassionata e accattivante mi ha fatta sorridere di cuore. Leggere le sue impressioni sulla “mia” Berlino, poi, è stato un regalo inaspettato con il quale ho iniziato il viaggio in Flixbus più lungo di sempre.
  • Innamorarsi del Marocco, di Francesca Coppelotti – Da ammiratrice delle bellissime foto di Francesca non ho potuto non esultare di fronte alle sue parole scritte. Altrettanto belle, altrettanto candide e altrettanto emozionanti. La sua storia di donna e di espatriata, davvero, non potrà non ispirarvi almeno un poco.
  • London Calling, di Elena Fanelli – Elena era un’altra autrice della quale ho letto religiosamente quasi ogni articolo. Sorrido quotidianamente davanti alle sue foto su Instagram e, quasi quasi, mi sembra di conoscerla almeno un poco. Sorride sempre e, chissà come mai, mi aspettavo un racconto allegro ed esuberante quanto i suoi scatti. Il dolore con il quale parla della morte del proprio genitore, l’emozione nuda e non filtrata che trasmette, mi hanno davvero spiazzata. È stato un viaggio sulle montagne russe, questo racconto, dal quale sono uscita frastornata ma che sono lieta di aver potuto fare.
  • Africa Nera: Congo, di Silvia Cappelli – Silvia è una di quelle persone che, seppure a distanza, mi ispira sempre un sacco. Ci siamo conosciute per caso, durante un corso di scrittura, e da allora ne seguo entusiasmata ogni viaggio e ogni nuova tappa. Il suo racconto è un’ottima rappresentazione della donna eccezionale che è: appassionato, incredibilmente eloquente e oculato. È un ritratto a tinte forti di un fazzoletto d’Africa del quale, altrimenti, sapremmo ben poco.
  • La Svezia di Antonella, di Antonella Tiozzo – Quando penso alla Svezia, lo confesso, ripercorro i miei tre giorni a Stoccolma. Grazie ad Antonella, invece, ho potuto esplorare la Lapponia, la natura selvaggia e la sfida quasi crudele che la natura impone all’uomo. Oltre a regalarci un ritratto decisamente puntuale della società svedese, insomma, Antonella ci permette di avvicinarci ad un angolo di mondo che, probabilmente, non visiteremo mai.

“Donne che emigrano all’estero” secondo me

Ho letto “Donne che emigrano all’estero” una manciata di volte, in fasi molto differenti del mio percorso di espatriata. La prima volta lo lessi ad un anno dal mio espatrio a Jena e ne rimasi estasiata. Ispirata dal coraggio di queste donne incredibili, decisi a mia volta di metterci la faccia (o quasi). Recentemente, l’ho letto durante il tragitto che mi avrebbe accompagnata alla mia prossima meta. Ho sorriso, ma è stato un sorriso diverso, forse più maturo e meno ingenuo. Nemmeno a dirlo, i racconti nei quali mi sono rispecchiata maggiormente non erano più quelli di prima.

Quale che sia il vostro background, la vostra età o il vostro sogno più grande, credetemi, è una lettura che vi consiglio di tutto cuore. A farla da padrone sono donne con le quali potrete ridere, piangere, commuovervi, sbuffare esasperate. Sono espatriate che ci hanno messo non solo la faccia, bensì anche il cuore. È questo, credetemi, a rendere “Donne che emigrano all’estero” una lettura imprescindibile. Vi immergerete in realtà più o meno conosciute, uscendone almeno un poco più consapevoli. Non fatevelo scappare!

One thought on “Donne che emigrano all’estero: una recensione

  1. Non sono una donna che emigra all’estero, ma accetto sempre molto volentieri i consigli letterari così appassionati e curiosi. Grazie, ti farò sapere!

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