|| Expat-Life || Confessioni di un’expat lavoratrice

Okay, suppongo sia giunto il momento di farvi una confessione di fronte alla quale, già lo so, la maggior parte di voi riderà almeno un pochino: il mondo del lavoro mi terrorizza, nonostante lo navighi da almeno dieci anni. Ormai ho imparato come confrontarmi con questo terrore/ansia/disagio ma i primi tempi, lasciatemelo dire, è stata dura. Spesso lo è ancora.
Se chiedeste ai miei genitori quali sono le cose importanti di questa esistenza loro, senza pensarci due volte, vi risponderebbero così:
<< Lavorare, ovvio! >>

Ancora oggi, nonostante sia fisicamente impossibilitata, mia madre vi direbbe che non vuole rimettersi in piedi per godersi gli anni (tanti!) che le restano, ma per tornare a lavorare. Sono così assorbiti dal loro essere, anzitutto, esseri lavoranti che, quando non lavorano, non sanno cosa fare. Curioso, nevvero? Sin da piccola mi veniva chiesto cosa volessi fare da grande e, a diciotto anni, aspettare di trovare un lavoro che mi piacesse almeno un pochino, non fu un’opzione contemplabile. A nemmeno tre settimane dalla discussione della maturità, insomma, avevo già un contratto di tirocinio per le mani. Da quel momento non mi sono mai fermata, nemmeno una volta trasferitami.
Ho accumulato anni di esperienze in diversi settori, celebrato piccoli successi, sbagliato e, si spera, imparato almeno un pochino dai miei errori. Quello che però permane, nonostante gli anni trascorsi in contatto con il mondo del lavoro, è il senso di colpa qualora mi trovassi a lavorare meno di quanto io stessa ritenga accettabile. Rimanere “disoccupata”, poi, non sarebbe un’opzione contemplabile. Mi sono adattata al mondo del lavoro tedesco, so bene cosa occorre che io faccia e/o scriva per essere quantomeno presa in considerazione, cosa andrebbe bene e cosa, invece, andrebbe evitato. So essere professionale, gentile, veloce, competente ma so anche essere ansiosa. Ogni volta che mi candido per una posizione e/o una qualche collaborazione, infatti, inizio a sudare freddo e a soffrire della cosiddetta “Sindrome dell’impostore”: ah, che fatica…
Credetemi, ci sto lavorando e ho imparato ad essere “indulgente” nei confronti di me stessa e a godermi i momenti liberi, magari organizzando qualcosa di piacevole o imparando qualcosa di nuovo. Ho realizzato, di recente, che probabilmente il tema “lavoro” ha su di me lo stesso effetto che il concetto “denaro” ha su tanti altri: mi mette a disagio. Ciononostante ne parlo, mi muovo al di fuori della mia confort-zone e cerco di mettermi quanto più spesso alla prova, perché non si dovrebbe mai smettere di imparare. Tra un attacco d’ansia e l’altro, s’intende…
E voi? Ci sono temi quotidiani che vi mettono a disagio? 

2 thoughts on “|| Expat-Life || Confessioni di un’expat lavoratrice

  1. Da una parte ti capisco, il mondo del lavoro fa un po' paura e anch'io ho spesso la sindrome dell'impostore. Negli ultimi anni ho cercato di capire cosa mi piacesse e quali fossero le mie priorità lavorative, le cose sono cambiate radicalmente. Ti auguro buona fortuna!

  2. Io sto cercando di trovare un equilibrio tra quello che mi piacerebbe raggiungere (in termini lavorativi/professionali) e quello che devo fare per arrivarci. Sarà una bella sfida… 😀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.