Frammenti di universo

Anni fa, mentre viaggiavo verso Torino per raggiungere un paio di amiche e sostenere l’ennesimo esame universitario, un ragazzo mi approcciò ponendomi una domanda un po’ bizzarra:
“Hai mai ricevuto un pezzo di universo?”.
Era un ragazzo che conoscevo di vista, conoscente di amici, che veniva a fare la spesa dove lavoravo. Spesso accompagnato dalla madre, incurante di quella che i più definiscono “disabilità” o “differente abilità”, si limitava a osservare frammenti di normalità con occhio rapito. C’era qualcosa di poetico, nel suo modo di vedere la realtà circostante e di approcciare le cose. C’era l’innocenza di un bambino mescolata all’immaginario di chi, nonostante il mondo spesso non glielo avesse concesso, continuava a cercare il bello in tutto ciò che incontrava.
Senza attendere risposta, sorridendo del mio stupore, quel ragazzo mi porse il pezzo di un puzzle e si diresse, in silenzio, verso il vagone successivo. Ricordo la sensazione di quel pezzo di cartoncino tra le dita, se mi soffermo a pensarci. Ricordo il sorriso che mi rimase addosso, assieme ad una tenerezza mai provata. Ricordo la commozione alla bocca dello stomaco, senza riuscire a capirne il perché.
Oggi, mentre aspettavo il semaforo diventasse verde, mi è caduto l’occhio sull’asfalto di fronte a me: incastrato tra due sassolini, incurante di fronte alla possibilità di venir calpestato più e più volte, giaceva un pezzo di puzzle. Un pezzo di universo. La mente mi ha subito riportata al ragazzo gentile su quel treno per Torino, ai suoi occhi calmi e a quell’espressione incredibilmente gentile. Non l’ho raccolto, quel pezzo di universo, l’ho lasciato lì nella speranza qualcuno possa farlo proprio. L’ho lasciato lì sapendo che il mio pezzo di universo è ancora nascosto nella tasca interna di una borsa, religiosamente riposta in un armadio. Come ben sapete, non credo nelle coincidenze. Sono convinta del fatto l’Universo ci invii segnali nel momento in cui ne abbiamo bisogno, a volte in maniera un poco più bizzarra di quanto non ci saremmo augurati. Tutto accade per un motivo: dal dolore, alle vittorie, all’amarezza degli insuccessi… non c’è nulla di casuale in ciò che incontriamo sul nostro cammino. Ritrovare un frammento di universo e ricordarmi di quanta meraviglia ci sia, nonostante tutto, in questo mondo a volte un po’ troppo focalizzato su se stesso, mi ha fatto tornare alla mente quella commozione quasi primordiale, quella gentilezza inaspettata ma talmente pura da lasciarmi senza parole. È esattamente quella gentilezza che voglio fare mia, portare con me e trasmettere agli altri, assieme a quel sorriso un po’ innocente ed un po’ sognatore che ci fa vedere oltre il grigio di un quotidiano a volte soffocante, a quella quiete dell’anima che ci fa affrontare tutto con la calma di chi sa di potercela fare. Non credo sia un caso essermi trovata davanti all’ennesima pedina di una scacchiera che, ancora una volta, ha cambiato i propri pezzi e mi ha fatto fare una giravolta. Esattamente come non credo sia un caso che stamattina, mentre facevo colazione, mi sia capitato davanti questo servizio di AJ+ sulla dolce Caterina e sul suo taxi colorato. Le coincidenze non esistono, ve l’ho detto: tutto ciò che ci sfiora, anche solo per un istante, ha il potere di insegnarci qualcosa, di ricordarci lezioni già imparate, di farci riflettere.
Perciò, non dimenticatevene:
Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso.
E se mai incontraste il giovane angelo che regala piccoli frammenti di universo, viaggiando su treni diretti chissà dove, sorridetegli e, ve ne prego, ditegli “Grazie” anche da parte mia.

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