Hannah Gadsby: Nanette

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Quando Gadsby condivide le sue strazianti esperienze di violenza e abuso, dice qualcosa che da allora mi è rimasto in testa: “Non c’è nulla di più forte di una donna distrutta che è riuscita a ricostruire se stessa”. Un silenzio pesante aleggiava tra il pubblico, io ho trattenuto il respiro con loro. Eccolo: il permesso di essere a pezzi e di ascendere da quel luogo di dolore e lutto, più forte di prima. Questo passaggio mi ha colpita al cuore, facendomi riconsiderare il modo in cui ho raccontato la mia storia e il fatto che guarire richieda vulnerabilità. Meaghan Wray (*)

Finalmente, dopo giorni passati a dire “Devo ancora guardarlo, mannaggia!”, mi sono concessa un’ora abbondante tutta per me – senza telefono, social media, impegni – e ho deciso di guardare “Nanette”, lo stand-up comedy show di Hannah Gadsby. Pur iniziando con toni i toni leggeri della commedia, il monologo si fa poco a poco più serio e tocca temi importanti quali la violenza sulle donne, la misoginia di una società ormai in deriva, l’importanza di una “buona reputazione” a discapito del concetto di umanità e comprensione nei confronti del prossimo. Sono parole potenti, quelle di Hannah Gadsby, parole in grado di smuovere qualcosa dentro perché vere, palpabili, in qualche modo persino concrete.
Durante l’intero segmento, nonostante fossi a casa e il mio coinquilino con ogni buona probabilità riuscisse a sentire tutto, non sono riuscita a impedirmi di applaudire di fronte a questa donna così immensamente e meravigliosamente fragile. Avevo la pelle d’oca, le lacrime agli occhi ed ero così orgogliosa che ci fosse finalmente qualcuno, sul grande schermo, disposto a smettere i panni della persona aggiustata e tutta d’un pezzo per mostrare cicatrici, ferite e, soprattutto, voglia di lottare. C’è rabbia, nelle parole di Hannah Gadsby, ci sono le recriminazioni legittime nei confronti di una società che ci vorrebbe abituate a oscenità quali “Grab them by the pussy”, oppure il tristemente comune “Se la sono cercata”. Non è una donna distrutta, Hannah: è una donna che si sta ricostruendo, poco a poco, elaborando la propria rabbia ed il proprio dolore senza per questo nascondersi. Di tutti i messaggi che il monologo cerca di comunicare, forse, questo è quello più potente: concedersi un momento di vulnerabilità è un atto di forza invidiabile. 
Siamo talmente abituati a volerci mostrare invincibili, tutti d’un pezzo, “praticamente perfetti sotto ogni punto di vista” che spesso rinunciamo a prenderci cura di noi stessi in modo da prenderci cura di una facciata effimera che, di noi, mantiene proprio solo l’aspetto. Quante volte abbiamo detto “Tutto okay” quando un amico ci ha chiesto come stavamo, solo per non mostrarci fragili? Quante volte abbiamo taciuto, vergognandoci di un momento di debolezza? Quanti drammi (piccoli o grandi, poco importa) abbiamo interiorizzato senza elaborarli davvero, solo perché parlarne ci avrebbe fatto apparire diversi rispetto all’immagine patinata che invece vorremmo offrire di noi stessi?
Sono domande retoriche, lo so. Sono processi inconsci che ci offrono sicurezza, garantendoci un soggiorno tranquillo in quella confort zone che invece snobbiamo ogni volta che ci vogliamo fingere avventurieri e alternativi. Sono frammenti di una mentalità che dovremmo lasciare andare, abbracciando il fatto che siamo umani, fallibili e spesso feriti. Nascondere queste ferite, esattamente come mostrarle quasi fossero medaglie d’onore, non serve a nulla. Accoglierle, rielaborarle, chiedersi il perché ed il per come delle cicatrici (visibili, ma anche invisibili) che ci decorano la pelle, invece, potrebbe essere il primo passo nella giusta direzione.
Condividete le vostre cicatrici, insomma: parlate delle vostre ferite e siate disposti ad ascoltare il prossimo quando vi illustrerà ciò che ha causato le sue. Create spazi in cui tutti si sentano al sicuro e protetti al punto tale da dimostrarsi fragili e perfettamente imperfetti come solo gli esseri umani sanno essere. Siate umani, insomma, nell’accezione migliore del termine.
Nanette: [TRAILER]
(*) TRADUZIONE (libera) DELL’ORIGINALE: As Gadsby shares her heartbreaking experiences of sexual trauma and abuse, she says something that has been stuck in my mind ever since: “There is nothing stronger than a broken woman who has rebuilt herself.” There was a heavy silence in the audience, and I held my breath with them. There it was: Permission to be broken and permission to rise from that place of grief, stronger than before. This quote hit me in the heart, and made me rethink the ways I’ve told my own story, and how healing demands vulnerability. 

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