Il teorema dei suricati

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Suricati: piccole celebrità a quattro zampe

Il centro in cui lavoro in qualità di volontaria ospita molti animali di cui mi prendo quotidianamente cura. Anni fa i manager del centro hanno salvato tre suricati da uno zoo che non era in grado di prendersene cura. In pochissimo tempo, i tre animaletti sono diventati le celebrità della struttura. Tutti gli ospiti spendono un’eternità a guardarli, credetemi. Le bestiole, con ogni probabilità, si interrogano sul fatto sia o meno il caso di mangiare i loro occhiali da sole. Anche alcuni volontari spendono molto più tempo con i suricati di quanto non ne impieghino con gli altri animali. Insomma, come avrete ben capito, la situazione è leggermente degenerata.

Trattamento di favore per i suricati

La settimana scorsa, mentre cercavo di pulire un serraglio, un animale (uno dei più tranquilli che abbiamo, ironia della sorte) mi ha morsa. Dopo aver scoperto l’ebrezza di giocare con un manico di scopa, di ridarmelo non se ne parlava proprio ergo zac! Di per sé non è niente di grave o di preoccupante, non ho avuto bisogno di punti o altro. Ciononostante, lo stato in cui quel serraglio versava (ergo l’urgenza con la quale bisognava letteralmente scrostarlo) era direttamente proporzionale alla pulizia di quello dei suricati. Al solito, insomma, l’animaletto più popolare riceve un trattamento da re. Gli altri, tutt’al più, ricoprono il ruolo dei servitori della gleba.
Ho speso ore cercando di spiegare ad alcuni colleghi che no, non possono il terrario/serraglio dei suricati  quotidianamente e che, al più, potremmo approfittarne per pulire il serraglio dei gufi oppure il recinto del maiale. La risposta che mi sento ripetere almeno tre volte al giorno è “but they’re so cute!” (ma sono così carini!) alternata al “whatever” (chissene) di routine.

I suricati come esempio della società moderna

È triste vedere come, anche in questo caso, i modelli di comportamento che adotteremo all’interno della cosiddetta società civile la facciano da padrone. Se da un lato ci rammenta gli effetti delle quotidiane ingiustizie (piccole e grandi) che il prossimo deve affrontare, dall’altra ci mette di fronte al fatto che c’è ancora tanto da fare, tanta strada da percorrere, tante battaglie da affrontare, tanti demoni da sconfiggere. È un memento quotidiano, questo, che dovrebbe accompagnarci sempre: quello di trattare bene il prossimo a prescindere da quanto socialmente accettabile questo ultimo sia, quello di trattare chiunque con rispetto, quello di essere, di base, degli esseri umani almeno un po’ decenti. Tutto questo, ovviamente, tra una coccola ai suricati ed una rastrellata al serraglio dei gufi.

3 Responses

  1. Simona [Ciccola]

    Penso che io, se dovessi andare a simpatia, preferirei i gufi 🙂

    Ciao, credo che sia la prima volta che capito sul tuo blog, perciò ho una curiosità. Siete tutti volontari in questa struttura? Come vengono gestite le mansioni?

  2. Samanta Berruti

    Benvenuta su queste pagine, innanzitutto!
    Dunque, sì: siamo tutti volontari eccetto il team del management composto, in questo caso, da una famiglia di quattro persone.
    Per quanto riguarda le mansioni, queste vengono attribuite in base alle eventuali esperienze pregresse oppure alle inclinazioni del singolo. A questo, poi, si aggiungono le predisposizioni o non-predisposizioni fisiche, le eventuali disabilità e via discorrendo. Spero di essere stata chiara, altrimenti non esitare a contattarmi!

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