Insegnamento: quattro cose che ho imparato

insegnamento-libro
L’insegnamento è stata una carriera che mi è, letteralmente, capitata tra le mani. Scoraggiata dalla burocrazia italiana e dalle sue tempistiche, infatti, avevo rinunciato alla prospettiva di poter insegnare. Grazie ad un tirocinio in una scuola di lingue a Saarbrücken ho rispolverato questa ambizione e, da quel momento, non mi sono più fermata.
Una settimana fa ho concluso la mia ultima lezione di italiano per adulti in Germania, congedandomi non solo dalle mie studentesse ma anche dall’insegnamento. Ho detto arrivederci a quel ruolo a metà tra l’insegnante ed il racconta storie che ho plasmato in questi cinque anni fatti di alti e, ovviamente, anche di bassi.

Come plasmare la figura dell’insegnante

All’inizio, pensavo che per insegnare bene occorresse trasformarsi nella mia professoressa preferita. Era una donna un pochino rigida ma incredibilmente gentile, carismatica ma anche un po’ tremenda. Grazie a lei mi sono innamorata della letteratura che tanto amo, di Flaubert, Stendhal e Camus. Qualche volta, in ogni caso, mi sono pure chiesta “ma chi me lo fa fare, di studiare così tanto?”.
Con il passare del tempo, però, mi sono resa conto che la soluzione fosse un’altra: essere me stessa. Ho smesso i panni della professoressa ed assunto quelli della confidente. Sono diventata una racconta storie, a volte un’amica e qualche volta persino una nipote adottiva. Ho lasciato perdere l’insegnamento delle nozioni grammaticali, filologiche e compagnia bella per lasciar spazio ad un’immagine un po’ astratta dell’Italia che ho vissuto. Ho parlato loro del Paese che amo e delle sue mille contraddizioni.

Cosa ho imparato in cinque anni di insegnamento

Ho imparato moltissimo, confrontandomi con le centinaia di studenti che mi si sono alternati davanti.
Ho imparato ad apprezzare le cose un po’ imperfette, dalle H dimenticate alle pronunce spesso decisamente avantguarde, passando per un numero variabile di “ani” e i dettati scritti in color azzurro puffo.
Ho imparato a lasciare andare le manie di perfezionismo, i compiti a casa, la voglia di veder tutti eccellere nonostante spesso le condizioni di partenza siano diverse, se non diametralmente opposte. Ho lasciato stare i dettati e mi sono armata di vecchi CD con i quali raccontar loro di Guccini, De André, Venditti. Ho trascorso ore parlando di Peppino Impastato, di corruzione, di chi ancora lotta per un futuro migliore, della “gente che spera“.
Ho imparato a contraccambiare la loro pazienza con lo stesso sorriso con il quale cerco di calmare la loro impazienza. A volte è stato proprio quel sorriso un po’ buffo a fare la differenza. Quello e la sempre apprezzata citazione tratta da Frankenstein Jr: “Si può faaaaareeeee!”.
Ho imparato che ho molta più pazienza di quanto non credessi, che parlare ad un pubblico adulto e un po’ scettico richiede tanto – TANTO – esercizio e che, nonostante, qualche piccolo intoppo, sono un’insegnante coi fiocchi. 
Chissà come mai, sono proprio certa che tutto quello che ho imparato in questi anni di insegnamento mi tornerà utile . Come da copione, sono certa che lo farà in maniera del tutto inaspettata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.