Into the Wild (2007)

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Per la serie: film che sono usciti secoli fa e che non ho mai avuto il tempo di vedere (insomma, sono due ore e venti di film… mica bruscolini).
Into the Wild è un film del 2007 co-prodotto e diretto da Sean Penn che narra le vicende di Alexander Supertramp – al secolo Christopher McCandless -, già raccolte in un’opera omonima redatta da John Krakauer pubblicata nel 1996. Il protagonista, figlio della ricca borghesia americana degli anni ’80, decide di partire alla volta dell’ignoto – del selvaggio! -, disgustato dalla mentalità consumista e in qualche modo limitata della propria famiglia. Dopo aver donato tutto il denaro in suo possesso, Christopher intraprenderà il proprio cammino alla ricerca di quello spirito primordiale che anima l’essere umano e che nulla ha a che vedere con automobili costose, lauree in giurisprudenza o l’ostentazione del proprio stile di vita. Lungo questo cammino incontrerà varie figure – hippies, giovani studenti, un anziano signore che offrirà di adottarlo – dalle quali riceverà aiuto, spesso consigli ma che non riusciranno a dissuaderlo da un obiettivo che sa vagamente di follia: arrivare in Alaska. 
Fonte: Wikimedia
Se da un lato è potente la critica al sistema di valori capitalista e ai valori della famiglia alto-borghese di Christopher, dall’altro la smania cieca che caratterizza la missione del protagonista viene rappresentata in tutti i suoi limiti e nella sua follia e – nonostante il messaggio finale di Christopher “I lived a happy life”, cioè “Ho vissuto un’esistenza felice” – l’angoscia e l’amarezza sono spesso percepibili.
Into the Wild non parla solo di viaggi fisici, ma anche di viaggi interiori: la maggior parte delle figure con cui Alexander Supertramp entrerà in contatto gli insegneranno qualcosa, cercheranno di trasmettergli parte del proprio sapere e – in alcuni casi – impareranno da lui a loro volta, cresceranno, affronteranno i propri limiti.
Oltre ad una trama che tocca le corde dei più, il film presenta una colonna sonora incantevole, per la maggior parte opera di Eddie Vedder (frontman dei Pearl Jam) e di Jerry Hannan. A riprova del valore della musica che accompagna le vicende di Supertramp, Vedder vinse un Golden Globe per “Migliore canzone originale” con il brano “Guaranteed”.
Molti vedono in “Into the Wild” un film sulla ribellione, sull’avventura e – appunto – sul rapporto conflittuale tra la natura selvaggia della terra e quella ormai addomesticata dell’essere umano. Ebbene, forse occorrerebbe ricordare al pubblico anche i limiti della fede cieca in un sogno, una chimera dai risvolti letali – tema quantomeno attuale, se interpretato in senso lato -, e la violenza (non solo fisica, ma anche mentale) e l’abuso in una famiglia che ha fatto delle apparenze una carta da visita, limitandosi a nascondere il dolore e la rabbia dentro le quattro mura della propria abitazione. 
Insomma, concludendo, non si tratta di un film leggero, tantomeno di un film facile. In ogni caso, si tratta di un film necessario: è necessario rendere omaggio alla figura affascinante quanto controversa di Christopher, così come è necessario venir messi di fronte ai limiti e ai rischi di quella che alcuni ritengono solamente essere un’esilarante avventura alla ricerca della libertà.

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