|| Pieces of me|| Dankbarkeit

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(Dankbarkeit significa gratitudine, capacità di essere grati.)
Ho iniziato un diario della gratitudine – in inglese gratitude journal -. Detta così sembra l’ennesima trovata new age (che poi: esiste ancora il new age?! E che cos’è l’old age?) ma ne avevo sentito talmente tanto parlare che ho deciso di provare a vedere cosa ne sarebbe uscito. 
Ma facciamo un passo indietro…
Tendenzialmente sono una persona positiva, cerco di sorridere delle mille avventure e qualche volta sventure che mi accadono ma non mi ero mai soffermata a riflettere sul fatto il mio essere positiva spesso fosse una forzatura di défault. Mi spiego meglio: da piccola – per fare un esempio – mi si diceva sempre “ringrazia di aver qualcosa da mangiare, invece di lamentarti e dire che non ti piace”, “pensa a chi non ce l’ha” oppure “ci sono bambini che farebbero i salti di gioia al tuo posto”. Questo, in un modo o nell’altro mi ha portata a pensare di essere fortunata e di dover esser grata senza conoscere veramente il senso di quello in cui credevo così ciecamente. Insomma, ero piccola e fortunata…ma fortunata perché? 
Ci ho messo anni – tanti – a capire che la gratitudine è una scelta e che deve essere consapevole. Ho realizzato che scegliere di focalizzarsi su quello che ci fa stare bene è altresì un’opportunità e mi sono resa conto che farlo avrebbe potuto portarmi a fare un bel passo avanti alla scoperta di un’altra parte di me. 

Ho letto e leggo talmente tanti mémoires bellissimi di persone che soffrono eppure sorridono, di artisti che riescono a trovare l’ironico e/o il comico in situazioni altrimenti disperate, mi sono ritrovata di fronte ad anime lacerate eppur meravigliose. Insomma, il passo era breve… sono andata a fare la spesa e ho acquistato un piccolo quadernetto. Ironia della sorte: è rosa come i big bubble che andavano tanto di moda quando ero piccolina – e io sono nota per prediligere varie sfumature di nero – e gli ho incollato sopra uno sticker con un unicorno che ho ricevuto in dono a Natale. Da quel giorno ho iniziato ad alternare liste di cose che mi rendono felice e mi fanno dire grazie a citazioni che mi ispirano e mi ricordano che c’è tanta bellezza attorno a noi: da Kurt Vonnegut a Rohald Dahl passando per Attico. Ho iniziato e sto riuscendo a mantenere una costanza che – chi mi conosce lo sa – non mi contraddistingue proprio sempre, ritrovandomi a sorridere persino delle cretinate (leggasi: frittelle alle erbe aromatiche venute particolarmente bene). Ritrovandomi a sorridere talmente tanto che ogni tanto – come ho detto sabato a un’amica – mi fa male la faccia e no…non è un ictus 😉
Che ne dite di provare anche voi?

Credits: Dawanda || TRADUZIONE: e ogni volta che ridiamo un problema muore

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