Santa Cruz: il quartiere ebraico di Siviglia

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Santa Cruz è il nome del secondo quartiere ebraico, in ordine cronologico, di Siviglia.

Approfittando della disponibilità di una guida locale, mi sono avventurata tra le sue stradine strette e ne ho compreso un pochettino più a fondo la storia.

Gli ebrei a Siviglia: un po’ di storia

Il Medioevo

La popolazione ebrea si stabilì a Santa Cruz su ordine dell’allora sovrano Pietro il Crudele, dopo aver abitato per decenni in un altro barrìo. Come per il resto d’Europa, anche in Spagna la storia degli ebrei è caratterizzata da isolamento, persecuzioni, cacciate e violenza. Durante la seconda metà del XIV secolo, infatti, il sovrano fece costruire un muro di cinta per separare Santa Cruz dal resto della città. I soldati ne detenevano le chiavi e lo aprivano la mattina, per poi richiuderlo la sera. Chi veniva trovato al di fuori delle mura oltre l’orario di coprifuoco non aveva alcun diritto. Questi poteva, infatti, essere picchiato, ucciso o derubato ed il colpevole non avrebbe rischiato nulla. Alla fine del XIV secolo, poco dopo l’avvento della peste, l’odio antisemitico iniziò a farsi sentire e atti di violenza ed uccisioni divennero sempre più frequenti. Un giorno i soldati irruppero a Santa Cruz e trucidarono tutti gli abitanti, circa quattromila persone. Si stima che solo mille si salvarono, perché erano fuggiti dalla città poco prima, spaventati dal clima di violenza che caratterizzava Siviglia.

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A Santa Cruz è possibile trovare anche case in stile arabo.

Convertitevi o andatevene: il 1492

Nel 1492, poi, il sovrano costrinse i pochi ebrei rimasti a convertirsi, altrimenti avrebbero dovuto andarsene. La Spagna aveva appena vinto la guerra ma la corona doveva somme esorbitanti ai banchieri, notoriamente ebrei. Costringendoli alla conversione o alla migrazione, il re aveva trovato una brillante soluzione ai propri problemi economici. I cristiani, infatti, non potevano prestare denaro con interessi e, si fossero convertiti, i banchieri avrebbero potuto riscuotere solamente la somma prestata. Allo stesso modo, lasciando la Spagna, le speranze di rivedere la somma prestata si facevano più deboli.

La vita dei convertiti, peraltro, non era per nulla facile. L’Inquisizione era sempre alla ricerca di eretici e falsi convertiti: un gesto distratto era sufficiente ad attirare la loro attenzione. L’unica soluzione era quella di convertirsi e lasciarsi alle spalle anche gli aspetti culturali dell’essere ebreo: la lingua, i costumi, le tradizioni culinarie.

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Santa Cruz, ossia la Santa Croce: anche il nome del quartiere fu “convertito”

La Seconda Guerra Mondiale

Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli ebrei in Spagna non furono ufficialmente perseguiti né deportati. Pur avendo firmato un patto di alleanza con la Germania, moltissime famiglie ebree riuscirono a passare il confine spagnolo e raggiungere l’America. Alcune rimasero persino in Spagna. La condizione essenziale affinché questo fosse concesso, era il fatto questo avvenisse on the low, in modo che la notizia non raggiungesse Hitler.

Santa Cruz: alcune particolarità

Il quartiere di Santa Cruz presenta alcune particolarità che sono da ricondurre al modo di costruire tipico delle popolazioni nordafricane, insediatevisi prima dell’arrivo degli ebrei. Tali caratteristiche rendevano gli edifici freschi in estate e, per questo, vennero mantenute anche dopo il XIV secolo. Le strade sono strette e si snodano secondo disegni irregolari, in modo che l’ombra sia presente per buona parte della giornata. Gli edifici, allo stesso modo, sono vicini l’uno all’altro al punto che gli spagnoli dicono che questi “si baciano”. Questi ultimi, infine, vengono tinteggiati di bianco o con colori chiari:, in modo da riflettere la luce e non assorbire calore.

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In Plaza de Santa Cruz, inoltre, si può osservare un enorme crocifisso in ferro battuto del 1672. La superficie lastricata attorno al crocifisso corrisponde grosso modo alla superficie occupata dalla sinagoga di Santa Cruz. Prima dell’insediamento degli ebrei, una moschea occupava la Plaza. Dopo la cacciata degli ebrei, la sinagoga fu sostituita da una chiesa che, una volta sconsacrata, venne buttata giù. La stessa piazza, quindi, ha accolto le tre maggiori religioni mondiali.

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Santa Cruz ora

Santa Cruz, ora, è caratterizzato da boutique hostel e negozietti graziosi di souvenir fatti a mano. Allo stesso modo, ci sono ristoranti e locali frequentati sia dai turisti che dagli abitanti di Siviglia. Del passato del quartiere non è rimasto praticamente nulla. Non ci sono macellerie kosher, tanto meno esercizi tradizionali che invece si trovano nei quartieri ebraici di altre città. Non c’è un archivio, tanto meno un museo, a ricordare la presenza degli ebrei a Santa Cruz. Da questo punto di vista, insomma, si tratta di una scatola vuota.

Perché visitare Santa Cruz

Perché ho scelto di fare questo tour? Avendo vissuto sei anni in Germania, dove lavoravo anche come guida turistica, conosco un poco la storia degli ebrei di Erfurt. Ho seguito la spiegazione di una guida tedesca all’interno della Sinagoga, ho letto qualche articolo. Conosco un pochettino la vicenda degli ebrei di Roma, posso citare un paio di rappresentazioni cinematografiche accurate della comunità ebraica. Eppure, non ho ancora un bagaglio culturale necessario a farmi dire “Okay, so di cosa si parla”. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo, un dettaglio oppure un fatto storico. È una sete di sapere, questa, che non sono ancora riuscita a colmare.

Allo stesso modo leggerne, parlarne, visitare i luoghi della memoria (non solo relativa all’Olocausto) e mostrarli al prossimo significa mantenere vivo un sapere che altrimenti rimarrebbe relegato al mondo dell’accademia. È un piacere personale ed un dovere sociale, il mio. È la risposta al bisogno di saperne di più, magari di conoscerne anche gli aspetti meno piacevoli. Il tour a Santa Cruz è stato proprio questo: l’occasione perfetta per imparare qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, concedermi un microcosmo di conoscenze che trasmetterò a chiunque vorrà ascoltarmi.

Perdetevi tra le vie strette di Santa Cruz, concedetevi una birra in un bar e guardatevi attorno: quelle mura spesso immacolate custodiscono più di un segreto.

3 Responses

  1. Virginia

    Molto interessanti gli aspetti storici che racconti nel tuo post, devo dire che non sapevamo molto sulla realtà degli Ebrei spagnoli ed abbiamo imparato grazie a questo tuo articolo

    • Hopelesswanderer

      Io sto cercando di documentarmi, perché pur avendo accompagnato turisti e giornalisti in una sinagoga ne so ben poco, soprattutto a livello culturale. È una storia spesso crudele ma tutta da scoprire, hai ragione, e il tour mi ha ricordato quanto ancora ci sia da imparare.

  2. Marina

    Premesso che concordo in ogni parola della tua conclusione, hai scritto un post interessantissimo su un aspetto di Siviglia che quasi nessuno conosce. Io che a Siviglia sono stata per due giorni a malapena ho fatto giusto una passeggiata in Santa Cruz, ma certo non ne ho approfondito né la storia né i dettagli urbanistici. Recupero ora, grazie al tuo post.

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