Sesso in viaggio: si, no, forse?

sudore

Qualche sera fa, mentre curiosavo su un gruppo di viaggiatrici solitarie, ho visto un post decisamente diverso dal solito. Di norma, infatti, ci sono richieste di consigli pratici e qualche foto. Questa volta, invece, una ragazza ha posto una domanda più intima, pun intended. 

      “Cosa ne fate della vostra vita sessuale, quando viaggiate per lungo tempo?”.

Parlare di “sesso in viaggio”, spesso, ci pare più complesso di quanto non lo sia in realtà. Quanto avvenuto all’interno dello spazio sicuro del gruppo Facebook citato, insomma, è stata una sorpresa inaspettata e inaspettatamente piacevole. La schiettezza delle utenti così come la varietà delle loro risposte, oltre a rifletterne i diversi background culturali, ha ispirato conversazioni e dialogo. Da questi ultimi, insomma, c’è davvero tanto da imparare, quantomeno in termini di apertura e condivisione.
Lungi da me il volermi atteggiare a sessuologa, ecco le risposte pervenute e i miei due (o tre) centesimi al riguardo.

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Sesso in viaggio: prevenire è meglio che curare

Partiamo dalle basi. Ci sono cose senza le quali, un po’ per sicurezza e un po’ per scaramanzia, non si dovrebbe partire. Documenti, carte di debito, contanti (se necessario), profilattici. Si tratta di una precauzione necessaria, quanto spesso estremamente semplice da reperire, che permette di far sesso in viaggio (ma anche a casa) in tutta sicurezza. In Europa, soprattutto, basta fare un salto in farmacia, al supermercato oppure al distributore automatico. In Libano, ci racconta invece Feffé, si trovano dietro “una finta parete, [e] davanti ai miei occhi, si apre una distesa di opzioni e senza occhiali, non riesco a riconoscere una cippa lippa“.
Quando ero ragazzina, lo ricordo bene, averne uno nel portafoglio era considerato ganzo (se eravate un maschio, in caso contrario gli epiteti si sprecavano). Da quando viaggio, poi, cerco sempre di averne uno o due in borsa. Non solo per me, bensì per compagne/-i di viaggio impreparati o sbadati che si trovano ad averne bisogno.  Non si tratta solamente di evitare gravidanze indesiderate, quanto di abbassare al minimo i rischi relativi alle malattie sessualmente trasmissibili e a lacerazioni di vario genere. Se non volete acquistarne un pacchetto intero, esistono confezioni singole e, per chi proprio non se lo più permettere, persino cliniche e consultori che li distribuiscono gratuitamente. Viaggiando, ho anche avuto modo di soggiornare in ostelli che ne lasciavano una confezione da cento all’ingresso, a disposizione degli ospiti. Perché rischiare, dopotutto? Viaggiatori e viaggiatrici avvisati…

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Sesso in viaggio: chi fa da se…

Alcune viaggiatrici, poi, hanno spostato la conversazione sul tema della masturbazione come compromesso tra il celibato e il ménage à (almeno) deux. Alcune hanno consigliato gel lubrificanti e sostituti casalinghi più o meno noti. Altre, poi, hanno iniziato a nominare tutti i vibratori che venivano loro in mente in una classifica decisamente esaustiva. Dai fanatici dell’Hitachi Magic Wand sino a chi ne consigliava varianti senza fili e ricaricabili tramite porta USB, davvero, era un tripudio di sex toys
Ovviamente, non tutte le opzioni decantate erano a prova di bagaglio a mano, ma un oggetto del genere, ad esempio, lo sarebbe senza problemi. Piccolo e relativamente discreto, ha un ottimo rapporto qualità/prezzo ed è facile ed estremamente intuitivo da usare. Quando dovrete passare i controlli di sicurezza, basterà separare il vibratore e le batterie, chiudere entrambi in una bustina in stoffa e lasciarli insieme ai dispositivi elettronici. Provare per credere!

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Sesso in viaggio? No, grazie

Per concludere, poi, occorre nominare le ragazze che, senza farsi troppi problemi, hanno parlato di astinenza. Alcune di loro, evidentemente in relazioni stabili e probabilmente monogame, hanno subito messo le mani avanti e decantato le doti, vere o presunte, dei propri fidanzati. Altre, pur non essendo single, hanno cercato di dar il proprio imbarazzato contributo alla lista di vibratori e giochini di cui sopra. Una percentuale altrettanto importante, poi, ha ricollegato la propria astinenza ad un credo religioso oppure ad una scelta spirituale.
È stata una discussione a tratti toccante, questa. Da un lato era evidente il candore con il quale alcune ragazze parlavano di verginità e matrimonio. Dall’altro, però, c’era una forte consapevolezza di sé e del proprio corpo dietro alla scelta personale di far voto di celibato. Si tratta di un tema spesso ridicolizzato e trattato in maniera discutibile, lo sappiamo bene. Una volta tanto, però, è stato analizzato con rispetto e delicatezza da parte non solo delle dirette interessate, bensì anche delle utenti più curiose e disposte a imparare.

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Dating apps e sicurezza

Un paragrafo a parte lo meritano le dating apps. Da Tinder, passando per Ok Cupid oppure Plenty of Fish, ce n’è davvero per tutte le esigenze. Utilizzatrici entusiaste ne hanno elencato pregi e difetti, accorpandole per bacino d’utenze, orientamento sessuale e persino prezzo. Io, personalmente, non ne faccio uso ma ho amici e amiche che ne parlano benissimo. Pur non avendo nulla in contrario, infatti, confesso di essere un po’ (tanto) fatalista: e se per un bizzarro errore dell’algoritmo mi ritrovo davanti la compagna di stanza che russa come un trattore e che mi ha visto ruminare nachos alle tre di notte?
Ironia a parte, c’è un argomento che non andrebbe mai tralasciato, quando si parla di dating apps. Soprattutto se si fa parte delle cosiddette “categorie a rischio”, il tema della sicurezza non va sottovalutato, senza ovviamente voler fare di tutta l’erba un fascio. Piccoli accorgimenti saranno sufficienti a permettervi di trascorrere una manciata d’ore in piacevole sicurezza. Basterà, ad esempio, comunicare ad una persona fidata ora e luogo del vostro incontro e promettere di aggiornarla regolarmente. Allo stesso modo, sarebbe preferibile scegliere un locale pubblico. Anche il vostro sesto senso, poi, vi sarà di grande aiuto: non sottovalutatelo! 

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Tirando le somme…

Spesso, parlare liberamente di sesso significa aprire vasi di Pandora di varie dimensioni. L’imbarazzo e il pudore, infatti, ci impediscono di parlare delle nostre esperienze come, invece, potremmo e dovremmo fare. Il timore del giudizio altrui, unito alla percezione del sesso in quanto tabù, a mio parere, impediscono conversazioni spesso necessarie facendo, come si suol dire, più danno che profitto.
Trovare un gruppo così eterogeneo di viaggiatrici, diverse per età, provenienza e convinzioni in merito, è stato il trampolino di lancio perfetto per un dialogo eccezionale. Ritrovarsi attorniata da donne diversissime eppure consapevoli a sufficienza di loro stesse e del proprio corpo è stato fonte di ispirazione, oltre che di riflessione. Tornassi indietro di 12-15 anni, sono queste le donne che vorrei presentare alla me adolescente. Emancipate, libere, sicure di loro stesse e della propria fisicità, sono magiche streghe dei tempi moderni delle quali, a onor del vero, avremmo proprio bisogno.

2 thoughts on “Sesso in viaggio: si, no, forse?

  1. Spettacolare…!!! Pieno di spunti interessantissimi e da diverse angolazioni (il top)!!! La cosa più bella in assoluto è che, finalmente, qualcuno ne ha parlato, dato che guardandomi in giro e parlando con donne/amiche di altra nazionalità, noi Italiani, cominciamo a essere “abbastanza” noti per essere quelli conservatori/bacchettoni (non fanno sesso e non ne parlano). Non farlo, a mio avviso, è una scelta e in quanto tale va rispettata. Non parlarne invece in generale e liberamente, denota, sempre a mio avviso, una certa chiusura mentale 🙂 Grazie mille di questo bellissimo articolo, really really really 🙂

  2. Mi sono sempre chiesta perché il sesso fosse un tale tabù, se ne può parlare con rispetto e apertura mentale così come hai fatto e tu e senza scadere nella volgarità. Mesi fa c’è stato un riavvicinamento tra me e il mio ex, solo che poco dopo entrambi dovevamo partire per viaggi lunghi (il suo itinerario era molto più lungo del mio) in destinazioni opposte. Che fare? La storia era instabile, ci siamo detti che al ritorno avremmo capito cosa fare di noi. Gli ho pure regalato i preservativi e me ne sono portata un paio nello zaino. Alla fine non ho fatto nulla, pur avendone occasione, ma sono dell’idea che è sempre meglio averli e, al massimo, non usarli che non averli affatto e poi averne bisogno.

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