Vado a fare due passi: destinazione Santiago

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“Vado a fare due passi” è stata la scoperta fortunata di un giorno di neve.

Si tratta, per chi non lo conoscesse, di un film del 2015 tratto dall’omonimo libro del comico tedesco Hape Kerkeling. L’uomo, a causa di un malore, è costretto a lunghe settimane di riposo o, per parafrasare i medici tedeschi, di “non-stress”. Quale occasione migliore per rimettersi in moto seguendo le vie, spesso tortuose, del Cammino di Santiago?

 
 
 

📍 Resoconto di una ricerca non-ricerca

È un viaggio interessante, quello di Hape. Si tratta di una quete, ossia di una ricerca, che pur partendo con i presupposti peggiori si conclude con almeno una manciata di risposte. Dopo la morte della madre, infatti, il giovane Hans-Peter si era allontanato dalla religione, deluso e amareggiato. Lungo questi 900 km percorsi per la maggior parte a piedi l’uomo, ormai adulto, si ritroverà di fronte a piccole e grandi certezze nelle quali, a ben vedere, nemmeno sperava più. 

 

📍 Vado a fare due passi: il viaggio nel viaggio

Quello di Hape Kerkeling non è solo un viaggio fisico, bensì anche interiore. Si tratta, a ben vedere, di un cammino di crescita personale che, pur nel suo essere a tratti un poco stucchevole, non lascia gli spettatori indifferenti. L’uomo, infatti, possiede tutte quelle qualità che ci fanno storcere il naso di fronte ai pragmatici personaggi moderni. È viziato, poco propenso ai sacrifici (benché dica il contrario!) e tende ad incollerirsi ogni volta che qualcosa va storto. Si concede acquisti e “coccole di lusso” solo perché ha le possibilità economiche per farlo e non perché, invece, si è meritato un piccolo incentivo. 

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Ciononostante, lungo questo cammino tra la Francia e la Spagna, Hans Peter scoprirà tante piccole verità, spesso proprio in seguito a una qualche malaugurata sventura. Le chiama “scoperte del giorno”, queste piccole perle di saggezza, e le annota su un quaderno rosso. La mia preferita, ad esempio, recita: “Apri il cuore, bacia il giorno che hai dinnanzi”. Ad accompagnarlo lungo questo cammino saranno due donne. La prima, una giovane giornalista, stupirà lettori e spettatori di “Vado a fare due passi” per il suo sarcasmo spesso molto pungente. La seconda, una madre devastata dal dolore per la perdita della figlia, invece, non potrà non commuovervi almeno un poco.

 

📍L’ambientazione di “Vado a fare due passi”

Una menzione d’onore la merita, davvero, l’ambientazione e il lavoro incredibile di fotografia del film. Quelle atmosfere magiche che caratterizzano la lettura di “Vado a fare due passi” sono presenti anche nella sua versione cinematografica. Grazie a droni e riprese dall’alto, ad esempio, è possibile ammirare i curvi sentieri di montagna, ma anche le strade assolate e quasi infinite che caratterizzano alcune regioni spagnole. Insomma: un capolavoro quasi quasi degno di un servizio di National Geographic Travel.

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📍 “Vado a fare due passi” secondo me

Una mia studentessa di Weimar, una fredda serata d’inverno, mi confessò di aver trovato il libro oltremodo noioso. Io, lo confesso, l’ho letto solo dopo aver visto il film. Non me la sento, onestamente, di condividere le sue impressioni. Ciononostante, mentirei dicendovi che il libro è leggero e al contempo potente nella stessa esatta misura rispetto al film. Si tratta di due “bestie” ben differenti e speciali ognuna a modo proprio. L’onestà spesso cruda e un po’ crudele di Hans Peter Kerkeling, infatti, non traspare nel film. I paesaggi incredibili, allo stesso modo, pur essendo descritti con maestria, vi lasceranno a bocca aperta, durante la visione della pellicola.

Se avete una manciata di ore, insomma, concedetevi la visione di un film che non rimpiangerete di aver visto. Voleste, invece, immergervi in un diario di viaggio pieno di impressioni e scoperte spesso profonde quanto inaspettate non esitate a procurarvi il libro di “Vado a fare due passi”. In entrambi i casi, credetemi, non ne rimarrete delusi. 

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