Viaggiare negli anni Novanta

#viaggi90 per parlare dei mitici anni Novanta

Questo post sugli anni Novanta nasce grazie ad un’iniziativa del gruppo Facebook Travel Blogger Italiane.
In seguito ad un bellissimo post di The Dax Box (che potete leggere QUI), infatti, abbiamo pensato di scrivere una serie di post con il medesimo tema: i viaggi che hanno caratterizzato i “nostri” anni Novanta. Pubblicati con l’hashtag #viaggi90 potrete leggere, tra gli altri, i post di Pasta Pizza Scones, Una valigia di emozioni oppure Girovagando con Stefania.
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I miei ricordi di bambina negli anni Novanta

Premetto una cosa: io sono nata alla fine degli anni Ottanta ergo negli anni successivi ho viaggiato praticamente solo con la mia famiglia, con la scuola o con la parrocchia (eh lo so…che volete farci?). Ciononostante, di questi viaggi ricordo dettagli di ogni sorta e, spesso, mi chiedo se le lunghe trasferte con l’autoradio che mangiava puntualmente la cassetta di Jovanotti non mi manchino almeno un poco.

Le domeniche al mare

Partivamo all’alba, d’estate, diretti al mare: eravamo i primi ad arrivare e, spesso, ci toccava aspettare fuori dal lido perché l’assenza di qualsivoglia traffico ci aveva fatti arrivare alle otto di mattina. Sveglia da nemmeno mezz’ora, mi rannicchiavo nel retro della macchina, rigorosamente FIAT, di mio papà. Cercavo di recuperare ancora qualche minuto di sonno e mi chiedevo perché diamine facesse così freddo a luglio. L’agghiacciante dresscode prevedeva solamente il costume ed un copricostume-vestito, oltre a quegli odiosi sandaletti in plastica che, ancora oggi, tormentano i miei incubi peggiori. Una volta sistemati sotto un ombrellone ancora chiuso, con la spiaggia quasi tutta per noi, iniziavano le corse in acqua intervallate solo da impacchi di crema solare spessi un dito. Durante le pause leggevo avidamente Paperino, in attesa di poter rientrare in mare. 

L’estate in Francia

Viaggiare, all’epoca, significava anche caricare la macchina oltre misura per partire in direzione Frejus, con il cane seduto di fianco a me. Questi, ad ogni camion, iniziava ad abbaiare come un disperato. Partivamo con due borsoni di vestiti e tre borse di cibo, “che non si sa mai”, negli anni Novanta. Avevamo una cartina grossa quanto un tavolo da dodici e, chissà come mai, arrivavamo senza perderci per strada. Ad ogni casello dicevamo “Buongiorno” e “Arrivederci” al casellante, non alla voce registrata della cassa automatica. Spesso, peraltro, avevamo aspettato 20 minuti in coda perché il Telepass lo usavano solo i manager. Sotto il sole, con i finestrini spesso chiusi per via del fumo prodotto dai tubi di scappamento, attendevamo fosse il nostro turno e, chissà come mai, non ci lamentavamo. 

Souvenir e cartoline erano d’obbligo

Viaggiavamo con una macchina fotografica, un rullino di scorta, una lista infinita di indirizzi per le cartoline ed una  per i souvenir. Pensavamo sempre a questo o quel parente che, poverino, “alla sua età non può più muoversi di casa”. A seguito di quei viaggi, ho collezionato bottigliette di vetro piene di sabbia colorata, boule à neige dei posti più disparati (e spesso ironicamente assolati), conchiglie o statuine ricoperte di glitter che cambiavano colore a seconda della temperatura. Queste ultime, poi, erano quelle che facevano di noi bambini i membri cool del campeggio estivo. Roba che adesso, probabilmente, ci verrebbero tirate dietro. 

Viaggi Novanta: la gioia della semplicità

Erano viaggi semplici, quelli degli anni ’90. Spesso occorreva fare piccoli sacrifici e risparmiare un poco per volta, mettendo le monetine del resto in una bottiglia di plastica con su scritto “Loano 1996”. Erano viaggi fortemente voluti, desiderati a lungo e pieni di piccole e grandi scoperte, dove ogni metro percorso era pieno di misteri e ricordi. Erano viaggi il cui spirito, a volte, un poco mi manca: erano, infatti, viaggi innanzitutto del cuore ed è proprio nel cuore che ne conservo i ricordi più speciali.

7 thoughts on “Viaggiare negli anni Novanta

  1. Mi hai fatto tornare in mente la mia orrenda statuina di un orso glitter che cambiava colore a seconda del tempo! E poi Paperino/Topolino era un must! Ti ricordi che d’estate uscivano anche le raccolte?

  2. Io avevo un delfino che si ergeva da una conchiglia… roba che a pulire 'sti dannati glitter poi ci andava una settimana… XD
    Paperino, Topolino e persino "I classici"…e chi se li scorda? <3

  3. Cosa mi hai fatto tornare in mente! Le statuine con i glitter �� Le avevo decisamente (o almeno così credevo) cancellate dalla memoria!

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